Venezia, Ah! Crudele e pur ten vai, 04/10/2014

Umane passioni e virtuosismi vocali

di Francesco Bertini

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Prezioso appuntamento con il belcanto barocco di Vivica Genaux per la chiusura del Festival Monteverdi Vivaldi del Venetian centre for baroque music.

Venezia, 4 ottobre 2014 – La quarta edizione del Festival Monteverdi Vivaldi, organizzato con zelo dal Venetian centre for baroque music, mostra un radicamento sempre più forte nel tessuto veneziano. Gli eventi organizzati si inseriscono nei luoghi più suggestivi della città lagunare: si passa dalla Scuola Grande di San Rocco, alla Basilica di San Marco, per arrivare a contesti avanguardistici come il Teatrino di Palazzo Grazzi, ideato dal celebre architetto giapponese Tadao Ando.

In quest’ultimo spazio si è conclusa la rassegna musicale con un concerto che ha visto protagonista un’artista raramente presente in Italia: Vivica Genaux. Il mezzosoprano statunitense, da tempo stabilitasi in Veneto, offre al pubblico, purtroppo non nutritissimo, una serata barocca di prim’ordine.

“Ah! Crudele e pur ten vai”, verso tratto dall’Armida abbandonata di Händel, è il titolo migliore per esemplificare una serata volta a evidenziare “umane passioni e virtuosismi vocali”, come chiarisce il sottotitolo. Il programma è interamente incentrato sulle cantate a carattere lirico-drammatico, particolarmente in voga tra Sei-Settecento. Tra gli autori presentati vi è Nicola Porpora del quale si ascoltano due composizioni, entrambe di datazione incerta ma collocabile entro il quarto decennio del XVIII secolo. Il prolifico autore napoletano compose più di 130 cantate, solitamente concepite per tessitura sopranile o contraltile, con semplice accompagnamento di basso continuo. Una decina di questi lavori si avvale però di un organico orchestrale contenuto: tra questi vi sono Vulcano e Il ritiro. Ambedue sono costituiti da due arie, precedute dai relativi recitativi, con una sinfonia d’introduzione.

Il primo coglie la disperata richiesta d’attenzioni del dio Vulcano nei confronti della moglie Venere, mentre il secondo tratta del semplice ritiro di un anziano personaggio che decide di abbandonare il fasto e l’orgoglio per adottare una più riposante dimensione quotidiana.

La Genaux risalta coscienziosamente una scrittura che, nonostante gli abbellimenti, appare più intima e raccolta rispetto alle cantate degli altri autori proposte nella serata. Il mezzosoprano evidenzia le tinte cangianti e valorizza intelligentemente il proprio strumento, a mezzo di fraseggio consapevole e ottima presenza scenica.

Ugualmente interessante Armida abbandonata di Georg Friedrich Händel che è stata composta in Italia durante il periodo trascorso a Roma. La cantata vede la luce tra maggio e giugno 1707, probabilmente a Vignanello, presso la residenza estiva del marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli, grazie ai superbi mezzi vocali di Margherita Durastanti. Per rendere efficace il delirio amoroso della principessa, abbandonata dal cavaliere cristiano Rinaldo, Händel utilizza il recitativo accompagnato che contribuisce a rendere al meglio il crescente clima di tensione. Il controllo richiesto all’esecutore, in particolare per quanto attiene l’espressività e la duttilità, trova ancora una volta nella Genaux un’interprete sensibile e preparata.

A suggellare il concerto viene posta l’Arianna di Alessandro Scarlatti, altro lavoro raramente presentato. I nove movimenti di cui si compone la cantata trattano, anche in questo caso, di un abbandono: Arianna, sfuggita al labirinto e al Minotauro, viene lasciata da Teseo. Gli strumenti ad arco assecondano la voce della solista e si intrecciano abilmente nelle arie con da capo. L’intelligenza compositiva di Scarlatti poggia su un testo dalla forte efficacia drammatica, vivificata da immagini evocative. Quest’ultima proposta giova ottimamente alle potenzialità del mezzosoprano: Vivica Genaux esegue la partitura con profondo rigore e, al contempo, con assoluto intento personale. La cantante coglie la centralità del fraseggio, esaltato dall’intensità della mimica e della gestualità. L’emissione rivela una padronanza tecnica che consente all’artista di affrontare tanto i passaggi più impervi quanto quelli patetici, con eguale attenzione a colori e espressività.

Peccato che il V/Vox Ensemble non accompagni l’esecuzione con uguale affiatamento: gli archi palesano gravi insufficienze d’intonazione (in particolare i violini e il violoncello), mentre, fortunatamente, Fabiano Merlante, liuto e chitarra barocca, e Carlos de Aragón, clavicembalo e direzione, operano al meglio.

Per omaggiare il pubblico plaudente, al termine della serata si è ascoltata, come bis, la vorticosa “Alma oppressa” da La fida ninfa di Antonio Vivaldi.

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